La mia RiEvoluzione - Parte 4

3 years ago
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Grazie alle sue tendenze morali e all’evoluzione
propria della sua vita sociale, il popolo italiano è stato portato alla
coscienza della sua sfortunata situazione risultante dalla sua sottomissione
volontaria alla tirannia delle autorità.

Si afferma che la somma di sicurezza e di benessere
di cui noi godiamo è dovuta al buon ordine assicurato dalla autorità; in
realtà, questa asserzione è puramente gratuita. In effetti, noi sappiamo quali
sono le nostre sofferenze e le nostre gioie, se si può ammettere l’esistenza di
queste nell’organizzazione sociale, ma ignoriamo come sarebbe la nostra vita se
lo stato fosse soppresso. A giudicare dall’esistenza di piccole comunità, che
accidentalmente hanno vissuto o vivono ai margini dei grandi stati, e che godono
di tutti i benefici di una organizzazione sociale, essendo liberate dalla
coercizione statale, si è costretti ad ammettere che i loro membri non soffrono
di un centesimo dei mali che sopportano i membri dei grandi stati. Non
dimentichiamo che sono le classi dirigenti, principalmente, che beneficiano del
regime attuale, e che affermano l’impossibilità di farne a meno. Ma interrogate
dunque quelli che portano il peso di questo regime, e apprenderete che, essendo
lungi dal trovare la loro sicurezza in questo regime, essi lo considerano come
completamente inutile.

Tutto il potere è nelle mani dei peggiori. I
principali mali di cui soffriamo, ricchezze di qualche privilegiato e miserie
di tutti gli altri, provengono esclusivamente dal riconoscere la legittimità della
tirannia dei governi. Prima di domandarci se la nostra vita sarà migliore o
peggiore di qualsiasi autorità, sarebbe necessario ricercare il valore dei
governanti. Se essi sono al di sotto della media, il governo sarà benefico; se
essi sono al di sopra, il governo sarà nocivo. Per convincersi che i capi sono
generalmente al di sopra della media, non occorre che leggere la storia.

Ogni società ha degli uomini ambiziosi, senza
coscienza, pronti a servire i loro interessi con tutti i mezzi brutali, compreso
l’assassinio. In una società senza governo, i malvagi diventerebbero dei
semplici briganti che sarebbero tenuti in scacco dalla difesa degli aggrediti e
soprattutto dalla forza dell’opinione pubblica, mezzo d’azione il più potente
tra gli uomini. Mentre in una società governata dall’autorità di violenti, gli
stessi briganti coglieranno il potere, godendoselo, e non soltanto non saranno
tenuti in rispetto dall’opinione pubblica, ma saranno incoraggiati e
glorificati da essa, grazie alla cortigianeria e alla venalità di quelli che la
formano. Si dice e si ripete: è impossibile vivere senza governo, in altre
parole senza violenza. Bisognerebbe dire al contrario: è impossibile per gli
uomini, esseri dotati di ragione, regolare i loro rapporti sociali impiegando
la violenza piuttosto che i mezzi di conciliazione. Di due cose l’una: gli
uomini sono o non sono dotati di ragione; se essi ne sono sprovvisti, tutto si
deve risolvere in violenza, e non c’è alcun motivo per il quale gli uni hanno
il diritto di impiegare la violenza quando altri non ce l’hanno. Se gli uomini
sono al contrario dotati di ragione, i loro rapporti non saranno fondati sulla
violenza, ma sulla ragione.

Il potere è un’istituzione creata da uomini che,
nel disprezzo della loro ragione e della legge della libertà, obbediscono ad
altri uomini esigendo da essi degli atti di violenza. Essi devono comprendere e
prendere coscienza della libertà, propria degli esseri dotati di ragione, e
terminare di compiere degli atti contrari alla loro coscienza, e presto non
esisteranno più queste potenze artificiali che si chiamano Italia, Francia,
Germania, Stati Uniti, Cina, Vaticano, entità alle quali, in loro onore, gli
uomini sacrificano non soltanto la vita, ma anche la loro libertà di creature
ragionanti. Essi dovrebbero capire che l’unità di una Italia, di una Francia,
di una Germania, degli Stati Uniti, di una Cina o di un Vaticano, esiste solo
nella loro immaginazione e che, smettendo di obbedire alle autorità, questi
orribili feticci – che sono la loro rovina materiale e morale – scomparirebbero
presto da soli.

La pacificazione dell’umanità non sarà realizzata
con l’accrescimento della potenza degli stati. Essa non può avvenire che per
un’azione contraria: abolizione dello stato e della sua autorità basata sulla
violenza.

La rivoluzione che dobbiamo svolgere ha per fine la
liberazione dalla menzogna pubblica, che afferma la necessità di sottomettersi
all’autorità del governo. La portata di questa rivoluzione, essendo
completamente diversa da quelle che l’hanno preceduta, è anche differente
nell’attività degli uomini che la compiono. Nelle precedenti rivoluzioni gli
uomini avevano come fine di impossessarsi del potere e di conservarlo con mezzi
violenti. In quella di oggi, gli uomini devono solo badare a far terminare
l’obbedienza a qualsiasi autorità fondata sulla violenza, e a organizzare la
loro vita fuori da qualsiasi tipo di autorità.

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